Connettere cultura, economia e relazioni per vincere lo spopolamento

Nel confronto a più voci promosso da Sardarch alla Fondazione di Sardegna, i suggerimenti per arrestare un fenomeno che nell’isola rischia di far sparire trentuno paesi nei prossimi sessant’anni. Tra i partecipanti, l’amministratore delegato di Sardex Roberto Spano, che ha raccontato il Circuito: «Siamo mercanti di fiducia che lavorano sulle ricchezze relazionali e aiutano il localizzato nei territori a riconnettersi».

Trentuno comuni su 377 a rischio estinzione entro i prossimi sessant’anni: 4 in montagna, 26 in aree collinari interne e uno in zona di collina litoranea.Trentuno comunità con un futuro a scadenza. È quanto emerge dal corposo studio – 194 pagine – “SPOP: istantanea dello spopolamento in Sardegna” svolto dal collettivo Sardarch, costituito dagli architetti Francesco Cocco, Niccolò Fenu e Matteo Lecis Cocco-Ortu e presentato a Cagliari nella sede della Fondazione di Sardegna, finanziatrice del progetto. Non una sentenza quanto, piuttosto, un concreto allarme numeri alla mano. La punta visibile di un fenomeno molto più esteso e preoccupante che riguarda soprattutto le aree interne della nostra regione alle prese, da tempo, con un’emorragia costante di abitanti.

Nonostante i flussi migratori, la popolazione in Sardegna cala anno dopo anno; nel 2007 – evidenzia la ricerca – gli abitanti erano 1.659.443, nel 2012 1.637.846, con un saldo negativo in cinque anni pari a quasi 35mila unità. L’isola non è solo meno abitata, la gran parte dei residenti (896.646) si concentra nelle province di Cagliari e Sassari, nei due capoluoghi o nei comuni costieri, mentre le zone interne sono in stato di progressivo abbandono e vissute in gran parte da persone anziane, con più di 65 anni. Luoghi dove vivere sta assumendo sempre più i tratti di un’azione eroica quotidiana per la mancanza di servizi pubblici essenziali e di opportunità di lavoro. Tendenza solo apparentemente inarrestabile che richiede prima di tutto uno studio puntuale, da usare come base per un ragionamento d’ampio respiro capace di coinvolgere pubblico e privato.

Proprio quello che hanno proposto i tre professionisti che hanno messo assieme dati e ragionamenti e hanno organizzato una giornata di confronto, dibattito e riflessioni a più voci sul tema con l’intento non di presentare una ricetta, quanto di offrire concrete e solide basi di ragionamento, invitando intellettuali, esponenti del mondo imprenditoriale e del volontariato, politici locali e regionali. Tre le macro-aree individuate: economia locale, cultura e migrazioni. Tra i partecipanti alla giornata anche Roberto Spano che assieme all’imprenditrice Daniela Ducato e al ricercatore ed esperto di economia culturale, Emmanuele Curti, – ha animato il panel sull’economia, moderato dalla giornalista Carla Frogheri. L’amministratore delegato di Sardex ha riassunto l’esperienza del Circuito di Credito Commerciale, un progetto capace di riconnettere l’economia al territorio, riattivando le energie vitali delle comunità. 

La giornata è stata ricca di spunti interessanti, tra questi spicca la testimonianza di Stefano Calabrò, sindaco di Sant’Alessio in Aspromonte, piccolo comune della Calabria, che grazie all’inserimento dei migranti nel tessuto socio-economico del paese è riuscito a rivitalizzare la propria comunità. Il progetto è stato recentemente premiato a livello europeo. Ecco le sue parole.

Ma la componente demografica è solo un tassello di un mosaico più ampio fatto di interventi economici e anche culturali da attuarsi su tutto il territorio regionale come evidenziato da Antonello Cabras, presidente della Fondazione di Sardegna, che ha riepilogato il complesso di azioni messe in atto dalla Fondazione sinora e quelle che si realizzeranno nel 2017.

 

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