Bristol Pound: la moneta complementare dell’Inghilterra

Il Circuito Marchex nelle Marche e il Bristol Pound in Inghilterra. Scopriamo come anche fuori dall’Italia esistano sistemi efficienti di moneta complementare.

Come ormai sappiamo, la crisi economica ha messo a dura prova i mercati internazionali piegandoli sotto la morsa di una sempre maggiore carenza di liquidità. Constatando come non fosse la capacità di produrre valore ad essere venuta meno, ne tanto meno i bisogni dei cittadini ad essersi affievoliti, in molti Paesi si sono sviluppate delle risposte innovative per fronteggiare il problema e risolverlo a vantaggio dell’economia locale. Queste esperienze, multiformi e diversificate, hanno messo a punto nuovi sistemi di regole ad hoc per il territorio di riferimento, con lo scopo di incentivare e agevolare gli scambi interni di prodotti e servizi pur in assenza di denaro, e si sono rivelate capaci di restituire dignità alle imprese sotto sforzo.

Con questo articolo vogliamo farvi conoscere un’esperienza di moneta complementare dell’Inghilterra. Lo facciamo parafrasando un testo del Complementary Currency Resource Center che racconta la storia e l’evoluzione del Bristol Pound, la valuta complementare di Bristol. Qui trovate la versione originale in inglese, mentre leggendo qui potrete conoscere il Circuito Marchex e apprezzarne le peculiarità rispetto all’esperienza inglese.

Il caso dell’Inghilterra

bristol pound moneta complementare

Il primo Bristol Pound venne usato a Bristol, in Inghilterra, il 19 settembre 2012 per acquistare una pagnotta di pane fuori dal St. Nicholas Market. Sono passati cinque anni di attività e ora il quinto milionesimo Bristol Pound è stato speso. Fin dal suo lancio il Bristol Pound ha raggiunto un grande successo e ha aumentato la sua reputazione quale il più esteso sistema di moneta complementare cittadino del Regno Unito. Si tratta dell’unica valuta alternativa che può essere spesa per pagare tasse, bus e treni e fornitori di energia locale.

Se, da una parte, è vero che il Bristol Pound è probabilmente più famoso per le sue banconote – il che la dice lunga sulla cultura innovativa e creativa di Bristol-, dall’altra è il Bristol Pound digitale a vantare la maggior parte dell’attività. Negli oltre cinque anni di esistenza del Bristol Pound sono avvenute più di 80 mila transazioni online costituite da ricevute, app e servizi di online banking. 1433 proprietari di account personali pagano 620 proprietari di account aziendali, e questi ultimi scambiano con altri ancora.

Una moneta complementare che favorisce il territorio

Ciaran Mundy, CEO di Bristol Pound ha così commentato: “cinque anni di attività e Bristol ha finalmente una sua valuta locale. Sono fiera di contribuire affinché questo progetto si realizzi giorno dopo giorno. Gli abitanti di Bristol volevano che i propri soldi funzionassero differentemente: per le persone, non per le banche, e così hanno mantenuto la parola. Ogni Bristol Pound speso è un passo avanti verso un’economia resiliente, più verde e territoriale“.

Il Bristol Pound esiste con lo scopo di creare un’economia circolare in cui le imprese locali autonome siano favorite più delle grandi multinazionali che non sono nelle condizioni di usare la valuta. Ricorrendo al Bristol Pound al posto della sterlina, i membri della rete stanno bypassando il tradizionale sistema bancario, mantenendo la ricchezza sul territorio anziché perderla lasciandola ai mercati globali.

moneta complementare bristol pound inghilterra Ken Simpson è il Presidente del ramo Bristol della Federazione della Piccola Impresa, nonché Business Manager del Bristol Pound: “oltre agli evidenti benefici economici del trattenere i soldi sul territorio, il Bristol Pound costituisce un strumento di marketing del tutto unico. Grazie ad una directory, all’app e anche alla mappa cartacea, è possibile conoscere tutti gli aderenti al network. Sempre di più i clienti vogliono avere la certezza che i propri soldi rimangano alla città: accettando Bristol Pounds permetti che ciò avvenga realmente”.

Sebbene il Bristol Pound sia stato accolto da alcuni come un grande successo, il sistema della società civile sta incominciando soltanto ora a farlo. Mr Mundy sta invitando sempre più persone a diventare membri, infatti “il numero dei Bristol Pound in circolazione è impressionante per una valuta locale, ma è ancora basso se rapportato all’economia del luogo. Per vedere i reali grandi vantaggi economici è necessario che i Bristol Pounds continuino ad espandersi sempre di più. Se non l’avete già fatto aprite un account e provate voi stessi a spendere in Bristol Pound! Continueremo ad essere innovativi tanto quanto la città che serviamo, e continueremo a crescere e migliorare affinché il processo di spesa possa essere sempre più semplice per i nostri utenti. Tenete gli occhi aperti per tutte le future novità!”.

Dal lancio della valuta a Bristol:

  • sono stati spesi oltre 5 milioni di Bristol Pounds, tra pagamenti cartacei ed elettronici;
  • sono state realizzate oltre 80 mila transazioni tramite ricevute, app e il servizio di banking online. Circa 300 a settimana;
  • al momento si contano 832 imprese che accettano il Bristol Pound. Di queste, 620 possiedono un account;
  • 1433 privati cittadini hanno un account elettronico che gli permette di pagare tramite ricevuta, app e online banking;
  • può essere utilizzata per pagare le utenze con Bristol Energy e Good Energy, per comprare i biglietti di bus e treni in anticipo o presso la stazione. 159 persone pagano regolarmente le tasse comunali o le tasse sulle aziende in Bristol Pound.

Bristol Pound e Circuito Marchex

Il caso Bristol Pound è utile per comprendere quanto una valuta complementare possa diventare capillare se “abbracciata” e promossa con entusiasmo dalla comunità locale.
Anche il Circuito Marchex si propone come un nuovo paradigma economico. Svolge infatti una funzione anti ciclica rispetto all’euro in grado di fornire uno strumento finanziario e commerciale aggiuntivo e complementare quando i canali tradizionali vivono momenti di congiuntura negativa. I commercianti e i produttori locali, sempre più “schiacciati” dalla forza delle grandi multinazionali, possono tirare un sospiro di sollievo e vedere la ricchezza che generano rimanere sul territorio.
Il Circuito Marchex rimette al centro le relazioni umane ed economiche attraverso una nuova etica degli scambi, basata su valori di cooperazione, partecipazione e sostenibilità.
Il credito e il commercio riacquistano così il senso originale su cui si innescarono.

 

 

 

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